Simona Petitto

Simona Petitto



Patrick Lowie, nei sogni è facile viaggiare, ma non è sempre facile trovare la propria strada. Questa frase, lanciata di punto in bianco da Simona Petitto, mentre ce ne stavamo seduti, stanchi di non so quale improbabile camminata per strade illuminate e tunnel che ci avevano fatto sprofondare nel peggiore disprezzo per noi stessi, c’erano pur sempre qua e là qualche poeta in erba, musicisti che suonavano il proprio strumento come nani da giardino radiosi in mezzo a campi di margherite, e il sogno alternava momenti coloratissimi, quasi kitsch, e altri momenti più scuri, post-industriali. Siamo entrambi vestiti di bianco. Lei mi dice : ho sognato che ero a letto e il letto si muoveva. Mi sono svegliata e sotto la rete c’erano le sabbie mobili. Cadevo giù, sempre più giù. Recita la scena con enfasi, imitando così bene Monica Vitti ne Il deserto Rosso, che ne resto affascinato. Mi serve un bicchiere di Marsala, vino da meditazione per eccellenza. Le osservo i piedi e mi accorgo che le manca la scarpa destra. Il principe non è ancora arrivato? le chiedo. Mi lancia uno sguardo glaciale con gli occhi che mi decifrano l’anima. Uno sguardo privo di collera, privo di odio. Crede che arriveremo in tempo? L’indirizzo ce l’ha? mi chiede dolcemente. Succede spesso di non trovare la scarpa adatta a sé, si può anche portare il 39 ma avere bisogno di un 42. In amore è lo stesso. Dopo questo non ci siamo più detti niente. Sento in me uno Sta zitto! Sta zitto! Ma non ci riesco. Continuo: Simona, ricorda la strada che abbiamo percorso? L’Università di Palermo? L’Università di Pisa? MaelstrÖm? I fiEstival? Guardi dietro di sé... e mi chiede se arriveremo in tempo? I segni sono ovunque, le risposte alle domande sono là, sugli alberi, basta (rac)coglierle. Guardi le parole soffiate dal vento. Accelero il passo, e lei anche. Sul lato sinistro della strada, una casa. Isolata. Raggiungiamo questo posto, camminiamo a piedi scalzi su prati insopportabilmente verdi, incrociamo un guardacaccia senza volto, ma questa è un’altra storia. Seduta sul gradino più alto della scala a chiocciola all’ingresso della casa, una donna con piedi enormi, che un uomo sta gonfiando con una pompa a manometro, dice a Simona: Sono sotto pressione, ma il tuo cuore non mi ha dimenticata, eccoti la tua scarpa, non fare le mie stesse sciocchezze. Ti sei smarrita per strada. Simona si volta e mi sussurra commossa: È mia nonna! La donna le dà la scarpa. Saliamo le scale, saliamo, saliamo a non finire. Ha visto, Monica, le sabbie mobili erano solo un’illusione. E d’un tratto ci ritroviamo a Santo Domingo. Siamo in ritardo. La stazione è vuota, solo qualche parola-valigia abbandonata. E nella stanchezza di questo viaggio interminabile, le dico: Ascolti! Ascolti!… Sento tre cuori in questa stazione. Poco lontano un uomo posa le valigie.


Foto: Virginie Holaind


Da vedere on-line:  Il Facebook di Simona Petitto


Traduzione : Irene Seghetti