Rio di Maria

Rio di Maria


Bernardus valles amabat. Bernardo amava le valli, dove per Bernardo si intende Bernardo di Chiaravalle, monaco fondatore dell’ordine cistercense. È con questa frase enigmatica che Rio di Maria mi dà il benvenuto, vestito con la cocolla. Era mezzanotte e avevo appena bussato alla porta dell’abbazia di Amay in Belgio, dove l’uomo, all’alba dei suoi settant’anni, non era sorpreso di vedermi.



La aspettavamo, Patrick Lowie. Fatto strano, perché se avevo deciso di inoltrarmi in quella proprietà, era solo per la mia macchina elettrica andata in panne e perché non sopportavo la pioggia glaciale di questo autunno in piena estate. L’abate Rio, da non confondere con la baia di Rio, che si chiama peraltro baia di Guanabara, da non confondere con il Guaranà, ha origini canicattinesi. Frate Rio mi stava aspettando e nell’arco di qualche secondo so tutto di lui: l’infanzia in Sicilia, l’arrivo nella regione di Liegi nel 1957, gli studi da commercialista, la vita da metallurgico, le prime poesie nel 1965 e la sua vita monastico-poetica in quest’abazia che mi fa fare un tuffo nel XIII secolo.

Concluso il monologo autobiografico, mi dice: permesso di varcare la soglia della porta chiusa. Devo ammettere che il tono della sua voce in quel luogo mi diede qualche brivido. Mi ha aperto subito, come se stesse dietro la porta, Frate Rio. E allora mormorando mi dice: noi qui dormiamo vestiti. Aveva trascorso le prime ore del pomeriggio nel palabrarium, dove aveva sul fuoco qualche decotto di parole, frutto delle foglie dell’albero delle parole, alcune radici di avverbi e bacche raccolte durante la settimana. Mi raccontò che aveva congedato Fra Alain – il cui ardore giovanile nonostante l’età lo preoccupava più di quanto lo rassicurasse nel suo giardino segreto. Avanziamo nell’ebbrezza dei profumi inviolati che destabilizza l’equilibrio del passo imbarazzato mi dice con lo stesso tono un po’ intrigante un po’ spaventoso. Lei pensava di venire a chiederci aiuto ma in realtà siamo noi che l’abbiamo chiamata con le nostre preghiere. Desidera prendere i voti? So che lei è cistercense di natura: ama il deserto, i luoghi reconditi, la pace e il silenzio scorrono nelle vene della sua vita interiore. Lei è un maremoto di silenzio che possiede l’occhio magico dell’uomo-dio posto nella contemplazione che attraversa l’intera galassia. Ho un nodo in gola e mi aggrappo al suo corpo immobile.

Frate Rio, lei che poetizza i suoi incubi, che intenzioni ha? Si volta e con il suo sguardo magistrale mi dice: Il nostro albero muore. Le parole giuste sono diventate rare. Il mistero delle voci che si scambiano una lingua silenziosa quanto l’ombra dell’assenza. Un abate a cavallo si dirige verso di noi. È Frate Levy! Il volto di Frate Rio è ipnotizzato. Frate Levy ci uccide con la sua lancia malefica. Vedo entrambi, Rio e me, innocentemente sdraiati, in un sonno profondo, finalmente liberi dai nostri sogni.

Da vedere online: Rio di Maria nel sito degli scrittori belgi



Traduzione : Irene Seghetti